Prevenzione della morte improvvisa giovanile.
Una sfida da raccogliere

Non vi è dubbio che lo sport fa bene al corpo e allo spirito, favorisce l’amicizia, allontana dall’ozio e da tentazioni devianti, accresce la sana competizione, l’orgoglio e l’ambizione. I genitori incoraggiano i propri figli a fare attività sportiva, ma hanno bisogno di sicurezza, perché purtroppo non sono rari gli episodi di morte improvvisa.


Ecco cosa devono sapere i giovani che praticano lo sport e i loro genitori, che spesso gli accompagnano orgogliosi nelle loro prestazioni:


1) L’attività sportiva fa bene e va senz’altro incoraggiata.


2) Esiste un rischio, seppur remoto, di morte improvvisa da sport (tre su centomila giovani ogni anno) che è tre volte superiore a quello della morte improvvisa nei giovani sedentari. Si tratta per lo più di arresti cardiaci da fibrillazione ventricolare.


3) Non è lo sforzo fisico di per sé che mette a repentaglio la vita del giovane, bensì l’esistenza di un cuore che, sottoposto ad un aumento di prestazione, cede improvvisamente per un cortocircuito elettrico per una sottostante patologia silente.


4) Si tratta per lo più di cardiopatie congenite o di cardiomiopatie in grado di sostenere un aumento della prestazione meccanica del muscolo cardiaco, ma caratterizzate da una fragilità della “centralina elettrica” del cuore, per cui lo sforzo scatena improvvisamente un’aritmia fatale.


5) Un semplice elettrocardiogramma di base e da sforzo è spesso in grado di svelare l’esistenza di queste cardiopatie occulte e l’esame per l’idoneità allo sport rappresenta una formidabile occasione a questo scopo. La sua introduzione nel nostro Paese ha contribuito ad una netta diminuzione del fenomeno morte improvvisa in questi ultimi 25 anni.


6) Per i giovani che non praticano sport a livello agonistico e che pertanto non hanno l’opportunità di effettuare obbligatoriamente un ECG, è raccomandabile comunque una visita cardiologica con ECG a riposo e da sforzo. Per i maschi, esisteva un tempo la visita militare di leva che è ora facoltativa. Sarebbe auspicabile che nelle Scuole Medie Superiori venisse introdotto, se non per legge almeno come prassi, un esame clinico e strumentale pari a quello della idoneità allo sport.


7) Vi sono segni e sintomi di allarme che dovrebbe indurre in ogni caso ad una visita cardiologica e ad un approfondimento. Primo fra tutti la sincope (perdita temporanea di coscienza), lo svenimento e le vertigini, la palpitazione, il dolore al petto. Non vanno sottovalutati mai questi segnali. Il consiglio è di rivolgersi al proprio medico per una richiesta di visita cardiologica specialistica.


8) Un “soffio” al cuore, udito dal medico mediante auscultazione con fonendoscopio, deve imporre un ecocardiogramma, per fugare il timore dell’esistenza di anomalie valvolari quali la valvola aortica bicuspide e il prolasso della mitrale, che possono essere, seppur raramente, a rischio di morte repentina. In questi casi, l’elettrocardiogramma non basta.


9) Nel caso di fattori di rischio palesi (fumo, obesità, errata alimentazione, familiarità per infarto miocardico) non si deve trascurare l’opportunità di un esame del sangue con l’assetto lipidico e glicemia, atto a svelare alterazioni metaboliche che sono a rischio di aterosclerosi coronarica accelerata. In questi casi l’elettrocardiogramma, sia a riposo che da sforzo, può risultare negativo. Possono essere impiegate eccezionalmente indagini non invasive che visualizzano l’albero arterioso coronarico, quali la risonanza magnetica e l’angio-tomografia assiale computerizzata, utili anche per svelare anomalie congenite di origine e decorso delle arterie coronarie.


10) Complessivamente un 30-40% delle morti cardiache improvvise giovanili sono attribuibili a cardiopatie eredo-famigliari. Esse sono facilmente sospettabili all’ECG (cardiomiopatie, malattie dei canali ionici) e possono trovare precise conferme all’analisi genetico-molecolare. Spesso la malattia eredo-famigliare viene scoperta per la prima volta proprio all’esame del giovane sportivo, cosicché l’indagine molecolare può essere estesa ai parenti di 1° grado (genitori, nonni, fratelli) e contribuire a salvare altre vite.


11) Una volta esonerato dallo sport perché affetto da malattia cardiovascolare, il giovane deve sentirsi tranquillo in quanto con uno stile di vita adeguato e un trattamento mirato, farmacologico e non, è protetto e non più esposto a rischio di morte improvvisa. Deve solo sottoporsi a controlli medici periodici, seguire attentamente i consigli e la terapia assegnata e condurre una vita senza stress.


12) La stragrande maggioranza dei giovani, che risulta perfettamente sana alla visita cardiologica, acquista una piena consapevolezza sulla sicurezza del proprio cuore e può continuare ad allenarsi e competere senza timore, lontani però dalla tentazione dell’uso di sostanze dopanti, che debbono essere considerate a tutti gli effetti dei veri e propri veleni letiferi.

 

Campagna promossa dalla
Società Italiana di Cardiologia
e dalla
Fondazione Italiana Cuore
e Circolazione Onlus

Nell'ambito del Protocollo d'Intesa con il

1a Edizione 2009
Battiti
per il tuo
cuore.

La salute del cuore
è anche un gioco
da ragazzi.